HOMELUOGHI RICONOSCIUTI COME PATRIMONI CULTURALI MONDIALI UNESCO

LUOGHI RICONOSCIUTI COME PATRIMONI CULTURALI MONDIALI UNESCO

LUOGHI RICONOSCIUTI COME PATRIMONI
CULTURALI MONDIALI UNESCO

Molti dei luoghi che segnano la lunga e colorita storia di Nagasaki sono stati riconosciuti dall’UNESCO come patrimoni culturali mondiali.

Per il loro ruolo fondamentale nel processo di modernizzazione delle industrie durante la rivoluzione industriale Meiji in Giappone, i siti sottoelencati al punto (1), hanno ottenuto nel 2015 il riconoscimento a patrimoni culturali mondiali. Inoltre i cimeli che testimoniano la storia cristiana di Nagasaki, elencati di seguito sotto il punto (2) sono attualmente candidati per ottenere il riconoscimento UNESCO nel prossimo 2018.

NAGASAKI

(1) Luoghi legati alla rivoluzione industriale Meiji: (ferro, acciaio, cantieri navali e industrie legate all’estrazione del carbone)

In totale si tratta di otto siti:

  • 1. La miniera di carbone dell’isola di Hashima(Hashima, meglio conosciuta come Gunkanjima, “isola a forma di nave da guerra”)
  • 2. La villa e gli uffici di Glover
  • 3. La miniera di carbone nell’isola di Takashima
  • 4. L’attracco di Kosuge
    *Questi siti sono collocati all'interno del cantiere navale Mitsubishi di Nagasaki e non sono aperti al pubblico.
  • 5. Il bacino di carenaggio n.3*
  • 6. L’antico negozio di modelli da costruzione*
  • 7. La gru gigante*
  • 8. La pensione Senshōkaku
NAGASAKI

(2) I luoghi cristiani nascosti nella regione di Nagasaki

In totale si tratta di dodici siti:

  • 1. Le rovine del castello di Hara (Minamishimabara)
  • 2. Il villaggio di Kasuga e i luoghi sacri di Hirado (il villaggio di Kasuga e il monte Yasumandake)
  • 3. Il villaggio di Kasuga e i luoghi sacri di Hirado (isola di Nakaenoshima)
  • 4. Il villaggio di Sakitsu ad Amakusa (Kumamoto)
  • 5. I siti degli antichi villagi sull’isola di Nozaki (Ojika)
  • 6. La cattedrale di Oura (Nagasaki)
  • 7. I villaggi nell’isola di Hisaka (isole di Goto)
  • 8. Il villaggio di Shitsu a Sotome (Nagasaki)
  • 9. Il villaggio di Ono a Sotome (Nagasaki)
  • 10. I villaggi nell’isola di Kuroshima (Sasebo)
  • 11. Il villaggio di Egami nell’isola di Naru (isole di Goto)
  • 12. I villaggi nell’isola di Kashiragashima (isole di Goto)

PELLEGRINAGGIO CATTOLICO A NAGASAKI

Nagasaki vanta oltre quattrocentocinquanta anni di storia cristiana unica nel suo genere. Nella sua evoluzione, dall’origine alla prosperità seguita da un periodo di persecuzioni che costò la vita a molti martiri e la sua successiva rinascita, hanno lasciato ben 130 siti tra chiese e luoghi di culto. I fedeli cristiani di Nagasaki riuscirono a sopravvivere a ben due tragici avvenimenti: le persecuzioni che li costrinsero a nascondersi e la caduta della bomba atomica che distrusse esattamente uno tra i più grandi insediamenti cristiani di Nagasaki.

LA STORIA CRISTIANA DI NAGASAKI

Il cristianesimo fu introdotto a Nagasaki nel 1550 per opera di San Francesco Saverio, un importante missionario portoghese. Grazie alla diffusione dei principi cristiani e alla conversione alla fede cristiana di numerosi signori feudali in tutta la regione, la città di Nagasaki prosperò per un breve periodo come centro della cristianità acquisendo il nomignolo di “piccola Roma”. Tuttavia il governo centrale cominciò ben presto a vedere con diffidenza l’influenza del cristianesimo e l’opera di evangelizzazione dei missionari europei, finché non emanò un editto che bandì il cristianesimo e, nel 1597, ventisei cristiani furono crocifissi come martiri sulla collina di Nishizaka, un avvenimento che segna l’inizio di brutali torture e spietate esecuzioni.

In tutta la regione si trovano vari siti del martirio. Molti persero la vita gettati nell’acqua bollente delle solfatare di Unzen (soprannominato appunto, “Inferno di Unzen”). Altri siti famosi includono la chiesa commemorativa del martirio di Royanosako nell’isola di Hisaka e le rovine del castello di Hara a Minamishimabara. Quest’ultimo fu il luogo in cui circa 40.000 civili persero la loro vita durante la rivolta dei cristiani di Shimabara-Amakusa (1637-1638). Recenti scavi archeologici hanno riportato alla luce crocifissi e medaglie cristiane sepolti assieme a resti di ossa umane. Si pensa che i fedeli riuscirono a resistere così a lungo agli attacchi da parte del governo grazie al senso di unità e fratellanza ispirato dalla fede condivisa.

NAGASAKI
NAGASAKI

A dispetto delle atrocità che si abbatterono su di loro, i cristiani si dimostrarono estremamente tenaci e coraggiosi e trovarono il modo di nascondersi e continuare a professare la loro fede in segreto, riuscendo a tramandarla persino ai posteri. Nel 1865, un gruppo di cristiani della zona di Urakami confessò il proprio credo nella cattedrale di Oura, rivelando così che la fede cristiana era riuscita a sopravvivere, nonostante duecentocinquanta lunghi anni di aspre persecuzioni. Papa Pio IX soprannominò questo avvenimento: “il miracolo d’Oriente”.

Una volta rientrata a Urakami, nonostante la sua condizione di povertà, la popolazione cristiana si impegnò per circa trent’anni contribuendo con tutto ciò che possedeva per completare la costruzione della propria cattedrale di Urakami, finalizzata nel 1914. Malauguratamente questa fu distrutta nuovamente trent’anni dopo in seguito alla caduta nel 1945 della bomba atomica. Successivamente la cattedrale fu ricostruita. Una statua della vergine colpita dalla bomba atomica, statue di santi decapitati e la torre campanaria spazzata via in seguito all’esplosione, sono ora custoditi nel museo della bomba atomica di Nagasaki e costituiscono una preziosa testimonianza della tragicità degli eventi e della forza della fede dei cristiani di Nagasaki.